Maggio 4, 1980In rassegna stampa, 1980
Rassegna stampa

Berenice | L’addio di amici e artisti al pittore Carlo Quattrucci

di Berenice
Paese Sera | 4 maggio 1980


Commosso saluto di amici, artisti, compagni a Carlo Quattrucci, il pittore che si era suicidato nel suo studio in via dei Riari lunedì scorso. La camera ardente, allestita in quello stesso studio dove Quattrucci per anni ha lavorato e vissuto, e dove ha deciso di concludere tragicamente la propria esistenza, era assiepata di fiori. Accanto a quelle dei familiari, c’erano le corone del PCI di Trastevere e del PCI della Sezione Italia; di Rossana e Riccardo Tommasi Ferroni, Natalia e Giuliano Gemma, Rossana e Renzo Vespignani, Anna e Giovanni Gromo, Maria Grazia e Carlo Cattaneo, tutti presenti ieri mattina in via dei Riari; e poi tanti mazzi e mazzolini anonimi posati intorno alla bara, in uno studio invaso dal sole che si specchiava su una lettera di Allende dentro una cornice, sui ritratti della figlia, di Carlo Levi col leggendario comandante Carlos, di Emiliano Zapata; sull’ultimo dipinto posato sul cavalletto, intitolato “L’albero della vita”, lasciato come eredità morale al Fortunato Bellonzi con una dedica allusiva alla scelta di morte del pittore. Il prof. Bellonzi, che tanto da vicino ha seguito l’opera di Quattrucci, ha poi preso la parola per celebrare laicamente l’artista e amico scomparso. A nome dei compagni aveva parlato per primo Giuseppe Chiarante del PCI, ricordando la presenza dell’artista in tutte le asprezze della lotta sociale e politica.
Quanti erano presenti, chi può dirlo? Dalle prime ore del mattino è stato tutto un andare e venire di gente. Noi abbiamo riconosciuto Dario e Ira Micacchi, Gino Guida, Ugo Attardi, Ennio Calabria, Antonello Trombadori, Rafael Alberti, Renata Lombardi, Lidia Amendola, Massimo Riposati, Tonino Caputo, Glauco Pellegrini, Gian Franco Galante, il prof. Giuseppe Militello, Giovanni Checchi, Uliano Vecci, Mario Lunetta, i Pavoncello, Flora di Veroli, mons. Ennio Francia, Ettore e Antonio Russo, Franco Sibilia, Mario Russo, Sigfrido Maovaz, Marussia Manzella, Gian Paolo Berto, il prof. Giuseppe De Pascali, Manfredo Marconi della CGIL, Gianfranco Langatta, Piero Sbano, Aldo Turchiaro, Antonella Bodini, Nino Cordio, Ugo Moretti, il giudice Malvasi, Pino Reggiani, Marcello Confetti, Salvo Fleres, Bruno Zambianchi, Lucia Amenta, Paolo Diodati, Anna e Franco Vitali con una rappresentanza della sezione del PCI di Trastevere, tutto il gruppo di “Realtà e Libertà”, e tanti tanti artigiani della zona, da Armando D’Antonio a Pietro Panella. Fra le lettere lasciare dal Carlo Quattrucci, una è stata affidata alle Poste, indirizzata a chi scrive, e a questo giornale. Tale lettera, ci dicono, dovrebbe rappresentare il testamento spirituale dell’artista. Sarà pubblicata integralmente non appena ci perverrà. Intanto, a nome della moglie di Quattrucci, precisiamo quanto è stato scritto erroneamente da un altro quotidiano: la moglie dell’artista non era divisa da lui, non è cilena, non è figlia di un avvocato: è Maria Josè Ruibal Morell, nata a Santiago de Compostela (Spagna) il 19 marzo 1949, laureata in legge e figlia dello scrittore Alvaro Ruibal.