Maggio 10, 2000In testi critici, rassegna stampa, 2000
Rassegna stampa

Chi ha suicidato Carlo Quattrucci

Eurasia | Anno XII n 7 | 10 maggio 2000
di Ferruccio Massimi


Quali possono essere le ragioni che spingono uno sparuto gruppo di operatori culturali a riproporre, oggi, un artista autentico come Quattrucci? Molte. Io ne prenderò in considerazione solo due.
Hanno scritto precedentemente su di lui R. Alberti, De Micheli, Bellonzi, Siqueiros, Micacchi e altri e, in modo più approfondito e analitico, quindi è quasi superfluo un ulteriore intervento.
Le ragioni… Prima fra tutte le indubbie qualità tecnico-espressive in sintonia coi temi trattati nel corso della breve vita (assai tormentata) e poi, seconda in ordine di tempo, ma di eguale interesse, per porre un argine alla demenza massificata ognor protesa ad agguantare avida pontacci, pretini e pupazzi vari, eseguiti in serie come veri e propri multipli, purtroppo da alcuni anni tanto in voga.
E’ estremamente difficile affermare che vi possa essere stato/è il concorso concreto dei galleristi e dei mercanti a tale sfacelo intellettivo, etico ed estetico, ma non è neppure pensabile che esso sia nato in modo del tutto spontaneo. Come quei libracci che vengono stampati con un ritmo delirante dalle grandi cartolerie editoriali. Qualcuno deve pur aver generato i mostriciattoli e se li è cullati e cresciuti amorosamente in modo simultaneo a c. b. personale.
Va da sé il fatto che l’impegno, al debutto dei famigerati anni Ottanta non poteva trovare spazi vitali. E come si poteva? Il disimpegno era generalizzato, untuoso e appiccicoso. Anche Quasimodo non poteva più cantare, figuriamoci noi! Che non avevamo uno straccio di nazista da beffeggiare. Per queste ragioni viene riproposto Carlo Quattrucci: vi è l’esigenza di scrollarci di dosso tutti gli orpelli inutili che hanno tentato vanamente di imporci, per respirare quanto di sano è rimasto e che alcuni artisti continuano autonomamente a proporci, come lui ha proposto sino alla sua fine, di cui alcuni sono senza ombra di dubbio moralmente corresponsabili. Insomma vi è il rigetto della superficialità e un ritorno concreto all’impegno da cui Carlo Quattrucci non si è mai discosto, anche quando ha ceduto di schianto per non essere coinvolto nel piattume ormai imperante.